Diario di uno studente Didatticamente A Distanza

Una pagina di diario di uno studente che si racconta nei periodi più e meno bui della Didattica a Distanza, che ci ha invaso lo scorso anno, edita per un libro curato dal Prof. Mantegazza

Abisso

Da uno sfogo del 27 Novembre 2020

Sono deluso. Adoro e ho sempre adorato il mio liceo, la mia classe e il mio consiglio di
classe, ho sempre cercato e tutt’ora cerco di dimostrare ciò attraverso la rappresentanza di
classe, che non svolgo passivamente bensì nella ricerca costante di stimolare tutti e
mantenere sempre un ambiente equilibrato, senza lasciare nessuno indietro. Per la prima volta
mi è mancato il supporto dall’alto, e la missione si è fatta più dura che mai: ci siamo ritrovati
tutti a casa, abbiamo temuto questo momento perché sapevamo a cosa saremmo andati in
contro, una presa di posizione necessaria ma che i vertici hanno preso come tutte le altre,
tralasciando le ripercussioni psicologiche. Mi aspettavo una certa attenzione su questo da
parte del liceo, non c’è stata se non un timido sottolineare la sacrosanta presenza degli
psicologi della scuola. È arrivata la premura di diversi insegnanti, questo si. Ma quest’ultima
è stata oscurata da una rincorsa generale al voto, mi sono ritrovato di colpo a dover
organizzare i turni di interrogazioni programmate per 17 persone, già di per se disorientate e
confuse, per 6/7 interrogazioni in contemporanea…una sessione senza precedenti, proprio in
questo periodo. È qui che mi ritrovo, insieme agli altri, in uno stato generale di tensione, di
ansia, di rabbia e frustrazione…non posso vivere la mia scuola, non posso vivere i miei
compagni, la scuola è diventata non più un ambiente di crescita in comunità, ma un rifilare
nozioni il più velocemente possibile per paura di non finire il programma. La quinta sta
scivolando e si è ridotta a un meccanico, quasi operaio, doversi alzare, stare sei ore davanti a
uno schermo pressoché senza pause, stare il pomeriggio davanti al medesimo per poter reggere tutte queste prove che sembrano non finire mai, e andare a letto. Mi chiedo se il voto
sia veramente così importante, se sia più importante per noi o per il sistema scolastico, se in
queste condizioni sia questo il giusto metodo. È una corsa alla quale non mi sento di voler
partecipare, ma è l’unica via. La scuola è ancora degli studenti? È un numero, o una media di
numeri, che descrive un nostro profilo? In tutto questo siamo soli, siamo noi che seguiamo
passivamente lezioni su lezioni per giornate interminabili, impariamo perché dobbiamo, nella
nostra camera silenziosa, disordinata, con l’aria stantia, non sappiamo più che giorno è o che
numero è. È come una vita senza la musica. Aiuto.

Mi sentivo così, ci sentivamo così, soli, in preda alle nostre emozioni. Non avevamo più
la nostra aula, il nostro banco, quel cavolo di sottobanco che non permette di accavallare le
gambe, il compagno di banco, il mio mi rubava sempre le matite, non avevamo più i nostri
intervalli, la brioche del bar o quelle merendine delle macchinette che secondo studi
scientifici sono causa del 160% dei brufoli adolescenziali. Non abbiamo dei ricordi, abbiamo
saltato la gita della quarta, Taormina, l’avevamo programmata e organizzata; la gita all’estero
della quinta….niente, non abbiamo dei ricordi, non riusciamo a vederci la sera, a malapena
vedo la mia ragazza una volta a settimana, ma sono fortunato, una mia compagna di classe ha
il ragazzo che studia a Pisa, non ci si può spostare di regione. Online non vogliamo vederci,
abbiamo la nausea, non possiamo vivere su Google Meet, anche se già lo facciamo. Notifica:
“È disponibile il resoconto settimanale con informazioni relative al tempo che passi sullo
schermo”, 84 ore e 35 minuti. Basta.

Zenit

2021

La scuola inserisce i rappresentanti di classe in un nuovo progetto, con un professore
universitario, Raffaele. Ci viene posta una domanda, come stiamo, dopo la risposta un’altra
domanda, più specifica, gli interessa veramente come stiamo. Ci sentiamo stimolati, dopo
tanto tanto tempo, abbiamo di nuovo modo di scatenare la nostra energia potenziale,
partiamo. Riflettiamo sul passato, cerchiamo di costruire un futuro, immaginario ma
concretizzabile, sogniamo una nostra scuola, cerchiamo alternative ai problemi, pensiamo
alle positività e negatività di questa DAD. Eh già, ci sono delle positività, e chi ci aveva mai creduto?
Approfondisco il mio rapporto con Raffaele, vado in cerca di opportunità, imparo che
bisogna cercarle, non sempre arrivano da sole, imparo che bisogna essere giustamente
spregiudicati, possiamo ancora permettercelo, imparo a reagire diversamente alle solite
complicazioni, ho iniziato a cercare delle esperienze, delle nuove emozioni, delle nuove
persone, forse in ritardo, ma who cares. Ecco cosa permette la DAD, unisce persone che sono
distanti, e se può far male il fatto di esser costretti a vedere a distanza chi prima potevamo
abbracciare in qualsiasi momento, fa benissimo il fatto che si possono conoscere persone
lontanissime oppure che non sapevamo essere vicinissime. Inizio a parlare con persone da
ogni parte del globo, alla fine siamo tutti online, tutti in un unico posto, quindi possiamo
conoscerci! Nuovi social networks permettono di parlare con ingegneri, managers, professori,
youtubers, studenti imprenditori, non c’è età e tutti siamo in cerca di nuovi stimoli. E allora
creiamoceli noi i ricordi amici e compagni. In quattro e quattr’otto ogni settimana ci riuniamo
una sera a casa di qualcuno, dormiamo insieme, giochiamo insieme, non ai giochi sugli
schermi no, gli schermi li dimentichiamo con facilità; mangiamo insieme e ridiamo insieme,
da tanto non ridevamo così. La missione è creare ricordi, e allora dobbiamo riprendercene
uno in particolare, Taormina, stiamo arrivando.

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